Mamme si diventa #1 Dacci oggi la nostra ansia quotidiana

Dopo una lunga assenza torno sul blog. Stavolta riparto con un paio di progetti, di cui il primo è proprio questo: Mamme si diventa intende essere una rubrica per quelle che, come me, non si sono mai sentite portate per la maternità, ma che hanno imparato/stanno imparando/impareranno a godersi questa bellissima avventura! Buona lettura 🙂


Ebbene eccoci qui.
Mamma da poco più di una settimana e ho già imparato una lezione importante.

Non importa quanto tu possa essere fredda, razionale, emotivo-disordinata, quando ti metteranno quella minuscola (spesso brutta, almeno all’inizio) creaturina tra le mani, il tuo cuore duro, cinico e insensibile si scioglierà come una pralina lindor. Non so se hai presente, ma funziona un po’ come l’Innominato e Lucia.

Chi mi conosce sa che non sono una mamma pancina, che prima di partorire mi divertivo a constatare quanto certe mamme siano ansiose e che me la tiravo dicendo che avrei gestito benissimo la situazione, eppure l’effetto Lucia Mondella è arrivato e m’ha investito in pieno. L’ho avvertito solo con un leggero ritardo rispetto alle altre.

Perciò, il primo post di questa rubrica lo voglio dedicare al sintomo più frequente di mammite acuta post-partum: l’ansia. Mettiamo subito le cose in chiaro: care mamme (o papà), se leggendo quanto segue vi troverete in ciò che dico, mettetevi l’anima in pace, ammettete di essere affetti da questa brutta bestia e… cercate di farvela passare, perchè non fa bene né a voi, né al vostro partner, né al vostro bambino.

Stress_and_anxiety_funny

N.B. Questo articolo è a puro scopo ludico e di intrattenimento, pertano non rappresenta la descrizione di un quadro clinico né intende esserlo.

Di cosa stiamo parlando. L’ansia da genitorialità si contraddistingue per i continui e numerosi viaggi mentali verso ogni tipo di disgrazia che può capitare al proprio figlio. Si tratta delle leggi di Murphy decuplicate e applicate alla crescita e alla salute del bambino. Il vostro non è un figlio come tutti gli altri, non può avere un normale sviluppo, è costantemente soggetto alle insidie della natura, pronto a divenire vittima del fato avverso. In Ogni rantolo, lacrima, strilletto, caccola, crosticina o diarrea non vedete un evento fisiologico, ma una disgrazia incombente.

Per coniugare la teoria alla pratica (e per farci quattro risate), faccio qualche esempio delle paranoie che si sono succedute nel corso della prima settimana di vita di mia figlia.

  1. La mattina dopo il parto (ho partorito all’1:34 di notte) era ancora in osservazione e io continuavo a chiedermi “perché è ancora nell’incubatrice? Sta male? Forse ha qualche problema e non vogliono dirmelo”. [Non aveva nessun problema, volevano solo monitorarla per essere sicuri andasse tutto bene visto che il parto non è stato una passeggiata]
  2. Domenica: ha il battito leggermente inferiore alla media, soprattutto durante il sonno.
    Mia reazione: oh-santo-CIELO! Morirà mentre dorme?
    [In realtà è bradicardica, proprio come me e metà della mia famiglia]
  3.  Lunedì: ha dormito molto tempo, troppo tempo. Circa 8h di fila. La puericultrice al telefono mi ha sgridata e mi ha detto che i bambini vanno allattati ogni 3/4h perchè è la loro unica fonte di idratazione. Ovviamente ho passato il resto del giorno a incolparmi perché ho creduto che A. (iniziale nome di mia figlia) stesse per morire disidratata.
    [Nel giro di una giornata ha preso da sola i normali ritmi sonno-veglia]
  4. Martedì:il peso del bambino. Non so voi, ma io e mio marito abbiamo scelto di non comprare la bilancia, sia perchè non volevamo un altro impiccio per casa sia perchè temevamo di finire schiavi del meccanismo “pesala ogni giorno, altrimenti come fai a sapere se cresce bene?”.
    [Cari genitori, dopo questa piccola ansia durata mezza giornata ho stabilito che un bambino che cresce – soprattutto se così piccolo – si vede benissimo. Siamo stati dal pediatra per la visita di controllo post dimissione e A. era cresciuta di parecchio. Quindi, se avete la tentazione di spendere i soldi per comprare la bilancia, DESISTETE. Piuttosto spendeteli per comprare taaanti lenzuolini per il cambio, in un giorno siamo riusciti a cambiarne tre a causa di rigurgiti, pipì, popò e altri incidenti puzzolenti e inaspettati. Al contrario della bilancia, i lenzuolini sono utili, non impicciano e non sono mai abbastanza!]
  5. Mercoledì: il moncone ombelicale. Questo è forse il peggior incubo di ogni neo-mamma che non ha mai avuto a che fare con un bambino piccolo. Questo mozzicone essiccato che penzola dall’ombelico appare come la porta per ogni genere di malattia da terapia intensiva. Non importa quanto il pediatra dell’ospedale o della clinica in cui hai partorito ti tranquillizzi sul fatto che la cura del moncone sia facile e gestibilissima; se – come me – hai qualche lontana zia che a tre giorni dal parto viene a raccontarti di come a suo nipote si è infettato ed è finito al Bambin Gesù per giorni e giorni, anche tu avrai l’ansia fino alla gola.
    [Questa è stata l’ansia più brutta da gestire. E’ durata fino a venerdì, giorno in cui il maledetto moncone è finalmente caduto senza troppi problemi. Dunque, se seguite le indicazioni della clinica sulla cura del moncone, non dovrebbe insorgere alcun problema. Tranquillizzatevi e godetevi la mummificazione del moncone senza troppe paranoie.]
  6. Giovedì: la paura che smetta di respirare mentre dorme. Ammettetelo, almeno una volta anche voi vi siete alzati di notte per controllare che respirasse. [La cosa pazzesca è che di giorno non lo faremmo mai, mentre di notte qualsiasi problema diventa una questione di vita o di morte. Bah, misteri dell’animo umano]
  7. Sabato: i virus e la gente inopportuna. Avete presente le persone che non si rendono conto di avere a che fare con un esserino nato da soli pochi giorni? Avete presente che la prima cosa che fanno queste persone è toccare quell’esserino dappertutto e magari chiedere anche ai genitori di poterlo prendere in braccio? Avete presente che, a volte, queste persone non sono sconosciuti ma amici, parenti, vicini di casa? Avete presente quella spiacevole sensazione che vi investe la bocca dello stomaco e vi sussurra all’orecchio un monito ancestrale? Cari genitori, questa NON è un’ansia. A costo di sembrare una nazi-mamma, vi consiglio di lasciar perdere ogni pudore e di negare a queste persone di prendere in braccio, toccare le manine, dare i bacetti sul viso ecc… il massimo che io e mio marito abbiamo concesso finora a persone che non sono i nonni è stato giocare con i piedini e fare il solletico sulla magliettina con un dito. “Esagerata!” direte voi. Forse. Ma la bambina è nata una settimana fa, ha poche difese immunitarie e, soprattutto, non è il Sacro Graal né il piede di san Pietro, perciò non c’è alcun motivo per cui la gente debba toccarla o prenderla in braccio.

Rimedi contro l’ansia. Ma c’è una cura per questa situazione invivibile? Dopo una settimana in cui stati d’ansia e di gioia si sono alternati pericolosamente nel mio cervello, ho stilato una piccola lista di memoranda a cui penso quando sento montare l’ansia di turno, onde ritornare alle grottesche paranoie di qualche giorno fa. I rimedi sono classici, economici, ma richiedono qualche sforzo di autocontrollo:

  1. Avere più fiducia in se stessi. La formula magica è tutta qua. Spesso l’ansia è data dal fatto di non sentirsi adeguati in questo ruolo in cui siamo incappati. L’intero ecosistema pare suggerirci che non siamo in grado di crescere e salvaguardare un piccolo esemplare di homo sapiens. Ma se la vita ci ha dato il compito di crescere un figlio, vuol dire che abbiamo le capacità per farlo. Ci vorrà tempo, tanta umiltà per imparare, dovremo crescere in responsabilità e affrontare le nostre paure, ma non ci sono indicazioni patenti che non possiamo farcela. Quindi, su con la vita!
  2. Condividere i nostri dubbi (e le nostre certezze) con il partner. Genitori, condividete, con-di-vi-de-te, CONDIVIDETE. Il lavoro di coppia è fondamentale. Laddove non arriva l’uno, c’è l’altro. E laddove non arriva nessuno dei due, c’è una coppia di genitori che impara insieme. I vostri figli sono il frutto di una condivisione (lo attesta lo stesso DNA), dunque anche la loro crescita ed educazione deve essere un lavoro di concerto.
  3. Affidarsi al pediatra e alle sue indicazioni. Se c’è una persona che ha studiato, ha una vasta esperienza al riguardo ed è degno di fiducia, quello è il pediatra. Soprattutto nei primi mesi di vita è importantissimo confidare in ciò che dice il pediatra. Se vi dà un’istruzione (es. non tagliare le unghie al neonato per i primi venti giorni) e la nonna/lo zio/la cognata/il fratello vi dice il contrario (“ai miei figli le ho tagliate subito e non è mai successo niente”), dovete sempre – e dico SEMPRE – fare quello che il pediatra vi dice. E’ possibile che si tratti soltanto di “mode mediche”, ma gli altri (a meno che non siano laureati in medicina pediatrica) non sono nessuno e ciò che possono mettere a disposizione è la propria esperienza personale, non l’opinione professionale di un medico.
  4. Non leggere su internet. Questa è forse la prova peggiore, cari genitori padawan, ma la più difficile. Oggi si può googlare qualsiasi cosa e trovare qualsiasi cosa. Potreste cercare informazioni su “neonato che grufola quando beve il latte” e, dopo aver finito di “documentarvi” in rete, convincervi che vostro figlio abbia un cancro alla bocca dello stomaco. Perciò, per l’amor del cielo, state boni co’ ‘sto Google e, se avete qualche dubbio, chiamate il pediatra o la puericultrice di riferimento.
  5. Ascoltare le esperienze altrui (ma con molta prudenza). Chiedere un consiglio ad altri genitori di cui vi fidate non è sempre una cattiva idea, purchè rispettiate la gerarchia descritta qui sopra. E’ ovvio che chi ha avuto figli prima di noi possa essere una fonte di informazioni e consigli, ma a mio avviso solo da un punto di vista pratico (es. come fare il bagnetto, quale carrozzina comprare, quand’è meglio passare dalla culla al lettino ecc.). Per tutto ciò che riguarda la salute e l’alimentazione del vostro bambino, rivolgetevi sempre al pediatra.

Direi che per oggi è tutto. L’ansia è davvero una brutta bestia e rischia di non farci godere questi bellissimi primi giorni insieme ai nostri figli. Il suo arrivo è inevitabile. Se non avessimo paura di sbagliare, saremmo degli incoscenti – oltre che degli stupidi. Ciò che possiamo fare è ridimensionarla e incanalarla in maniera sana nel nostro stile di vita, imparandola a gestire nel migliore dei modi.

Nella speranza che la mammite acuta post-partum passi presto e che questo sfogo/condivisione possa essere utile, mando un saluto a tutti i genitori ansiosi!

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