Mamme si diventa #4 Genitori e insonnia

Giorno di insonnia numero ventitré.

La tortura procede, ma M. e io continuiamo a tener duro. Se Frodo e Sam sono riusciti ad arrivare a Mordor, noi riusciremo a sopravvivere a questo. I genitori con più anzianità rispetto alla nostra continuano a dirci che i primi tempi sono durissimi, ma che poi ci si abitua. Sarà… sta di fatto che questa nuova vita ci sta mettendo alla prova.

All’inizio (forse il primo giorno, ma non ne sono del tutto sicura), eravamo felici di svegliarci per precipitarci dalla piccola A. e sfamarla. Poi (il secondo giorno) è iniziata a diventare difficile, ma abbiamo garantito le massime prestazioni a ogni poppata/cambio di pannolino. Con il passare dei giorni (dal quarto o quinto giorno), vedendo la stanchezza dell’altro, ci si sacrificava dicendo “non ti preoccupare, ci penso io”. Ma una volta giunti alla piena maturità (una settimana scarsa), la situazione è precipitata: adesso, mentre A. si lamenta e piagnucola, parte la gara a chi fa finta di dormire più profondamente nella speranza che l’altro si alzi al posto proprio. E’ una competizione all’ultimo sangue, in cui perde sempre chi ha più senso di responsabilità (solitamente è M., io fingo di essere svenuta o morta… solo che poi la devo comunque allattare, perciò mi tocca alzarmi in un modo o nell’altro).

Senza contare la stanchezza durante il giorno, la casa in condizioni deprimenti (-issime), il frigo vuoto… ogni piccolo problema diventa un ostacolo insormontabile un po’ perché ora lo devi affrontare con un bambino (sfido io ad andare a fare la raccolta differenziata quando a casa sei da sola con la bambina), un po’ perché il non dormire fa calare di tantissimo le prestazioni. Insomma, essere genitori è proprio una faticaccia.

Più passa il tempo e più mi accorgo che, quando la famiglia si allarga, si è obbligati a imparare a morire a se stessi. Dico “obbligati” perché non è scontato che un genitore sia ben disposto a sacrificarsi in questo senso. Sono tutti buoni a desiderare e a fare grandi discorsi sui figli, ma la realtà è tutt’altra storia.

Come durante una corsa si giunge a un momento in cui ci sembra di avere i polmoni in collasso, superato il quale, però, il corpo è in grado di tornare a correre, così anche nei primi tempi dalla nascita di un figlio si può arrivare a quel punto di rottura in cui non ce la facciamo più a mangiare di corsa, a dormire per non più di tre ore di fila, a cercare di calmare un bambino che piange a squarciagola perché vuole mangiare ma la mamma è a fare la sua prima doccia da tre giorni a questa parte.

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Immagine presa da Doodle Diary of a New Mom di Lucy Scott

Come superare questo momento? Innanzittutto, restando uniti come coppia e stringendo i denti insieme; poi, potete provare a seguire questi piccoli accorgimenti che, nel nostro caso, stanno funzionando abbastanza bene.

Se il bambino dorme, tu dormi. La grande verità, che neanche Osho sarebbe riuscito a pensare con così tanta profondità, è semplificabile in tre parola: se dorme, dormi. Non c’è storia che tiene, fregatene della casa da sistemare, fregatene del libro che stai leggendo o della vicina che ti ha scritto se può venire a prendere un caffè. Se hai sonno e miracolosamente il bambino dorme, tu poggiati ovunque sia possibile e dormi. Che si tratti di dieci minuti o un’ora, quel riposo ti farà bene.

Se siete entrambi a casa, alternatevi a fare le cose. Lo so, non tutte hanno sposato Mrs. Doubtfire, ma è importante che il partner collabori nella gestione del bambino. Di solito, i maschietti tirano fuori la questione del lavoro per evitare di alzarsi durante la notte. Se è così, vi consiglierei di ricordare ai papà (senza litigare!) che anche voi state lavorando pur non facendo orario d’ufficio. Io e M., per esempio, stiamo provando a “dividerci la notte”. Visto che sono sempre stata più nottambula di lui, da mezzanotte alle quattro penso io ad A., mentre dalle quattro alle otto è M. che si occupa di cambiare, prendere in braccio se piange o semplicemente affacciarsi alla culla se A. fa qualche verso strano. Pur dovendola allattare, questa divisione permette a entrambi di prendersi almeno quattro ore di riposo sicuro e di non dover stare sempre all’erta. Penso che una strategia del genere sia molto utile alle mamme nei primi mesi in cui sono costrette (bene o male) a passare la maggior parte del giorno con il bambino. Inoltre, questa partecipazione attiva del papà gli permette di stringere subito un bel legame con il piccolo. Durante il giorno, invece, è bello fare le cose insieme: cambiarlo insieme, fargli il bagnetto insieme ecc.

La casa è un casino? Chissenefrega. L’ho già anticipato, ma repetita iuvant. Nelle situazioni d’emergenza (la nascita di un figlio e i suoi primi mesi sono una cavolo di emergenza!), bisogna stabilire delle priorità. La vostra salute mentale mi sembra un buon punto da cui iniziare; quella fisica, un buon punto con cui proseguire. Avete partorito (o assistito alla nascita), adesso state cercando di sopravvivere al cambio di vita più grosso cui siete mai andati incontro… non fatevi venire anche il complesso della massaia! Non deve venire a trovarvi la regina Elisabetta. E, se anche venisse a farvi visita, dovreste sentirvi genitori liberi di dire “non posso far tutto, la casa può aspettare”. Se non avete tempo di stirare, mettetevi vestiti sgualciti. Se non avete tempo di mettere in ordine il salotto, questo non ha mai ucciso nessuno. Se non avete tempo di fare la spesa, chiedete a un parente o a un amico di aiutarvi oppure fate la spesa in internet (oggi le grandi catene di supermercati permettono di farlo). Non lasciate che la cura della casa vi assesti il colpo mortale. Se non vi sentite in grado di gestirla, non fatelo. È comprensibile. E se qualcuno (mamma, suocera o chicchessia) commenta, fatevelo scivolare addosso!

Cercate di prendervi cura di voi stessi (per quanto possibile). Questo è un punto molto importante… se la casa può implodere e voi ve ne potete più o meno fregare, è importante che non abbandoniate la cura di voi stessi. Non parla solo da un punto di vista estetico, ma soprattutto emotivo e psicologico. Facciamo qualche esempio… non sentitevi in colpa a prendervi un’ora per andare a farvi le sopracciglia o per leggere un bel libro. Chiedete al partner o a qualcuno di cui vi fidate di tenere il bimbo e uscite, prendete aria. Se gli avete dato da mangiare, se sapete di avere un paio d’ore di autonomia e se non state morendo di sonno, pensate a ciò che vi piacerebbe fare (da soli o in coppia) e fatelo. I genitori dovrebbero anche ritagliarsi un lasso di tempo per recuperare la loro intimità, magari andando a mangiare fuori o restando semplicemente a casa da solo senza il bambino. Prendere del tempo per se stessi e per la coppia è fondamentale per allentare lo stress.

In presenza del bambino siate sempre calmi e parlate dolcemente. Non dormire, avere la casa in condizioni disastrose, non trovare il tempo di finire di leggere quell’articolo interessante sulla rivista che avete comprato, alternare le proprie giornate tra culla e lavoro, può generare una buona dose di insofferenza. Purtroppo capiterà spesso, l’importante è che davanti al bambino non la mostriate. È ancora troppo piccolo per capire, ma non così stupido per non caRpire. Questa piccola bestiola ha ricettori sensoriali ed emotivi che gli adulti si possono solo sognare: il neonato è in grado di percepire lo stress anche solo dal tono di voce. Siccome è molto sensibile da questo punto di vista, è importante cercare di modulare toni e voci davanti a lui. Percepire agitazione o rabbia lo farà agitare, poi saranno solo cavoli vostri, perché oltre a tutto dovrete anche calmarlo.

Non abbiate paura a essere sinceri con amici e parenti. Se non li volete intorno, diteglielo. Può succedere, non temete di parlarne. Se vi vogliono bene, capiranno. Se non capiscono, non deve essere un problema vostro. Se ne faranno una ragione.

E’ inutile cercare di gestire (e stressarvi) l’ingestibile. Dopo tutto ciò che vi ho detto, questo punto sembrerà ovvio, ma mi piace ripetermi. Questo più che essere un consiglio per i neogenitori, è uno slogan per la vita: basta con questa dannata mania del controllo. Nella vita si possono gestire pochissime cose, di certo non quelle importanti. Non si può gestire la vita, né la morte, tantomeno l’amore o la salute, non si possono gestire le gioie e i dolori, perciò mettetevi l’anima in pace e affrontate le situazioni che verranno con serenità e/o pace del cuore e lucidità mentale.

Cari genitori, questo è tutto quello a cui sono arrivata in questi giorni di insonnia e stanchezza. Spero di non avervi annoiato! Se anche voi state vivendo o avete vissuto questo particolare periodo di vita, mi farebbe piacere leggere la vostra esperienza. E se conoscete qualche trucchetto che utilizzate/avete utilizzato per sopravvivere, condividete!

Alla prossima 😉

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