“Un desiderio d’impegno continuamente rinviato” intervista a Marianne Durano

Sul numero di luglio del mensile dell’Osservatore Romano Donne, Chiesa, Mondo, la filosofa Marianne Durano ha rilasciato un’interessante intervista sulla situazione delle giovani donne in Occidente.

Di fronte alla domanda se, oggi, le ragazze abbiano più difficoltà delle loro madri a realizzare il loro “progetto di vita”, la Durano commenta:

“Per me il problema sta nel concetto stesso di “progetto di vita”, in quanto sottintende che la vita sia qualcosa da progettare in
base a un piano da realizzare, alla stessa stregua di un piano di produzione in un’impresa che risponde a un capitolato d’oneri. Se si concepisce il matrimonio come un progetto, vuol dire che s’immagina un modello di esistenza, di relazione, di concatenazione di eventi che, se non si svolgeranno come previsto, verranno vissuti come un fallimento. Ciò mi sembra in contraddizione con la nozione d’impegno. Quando ci si impegna, lo si fa verso e contro tutto, quali che siano gli imprevisti della vita, mentre il progetto risponde in primo luogo a una volontà di controllare tutto. Il matrimonio è l’opposto di un progetto di vita: ci si impegna ad amare il proprio marito o la propria moglie, quali che siano gli imprevisti della vita, nella buona e nella cattiva sorte, finché morte non ci separi. Se si concepisce la vita come un progetto, se ci si aspetta che tutte le condizioni si realizzino, non ci si impegna mai. Perché la vita manda sempre a monte tutti i nostri progetti.”

Le parole della Durano sono eloquenti e, a mio avviso, possono essere utilizzate per descrivere la situazione dei giovani in generale.

Senza esserne pienamente consapevoli, il nostro pensiero è stato forgiato sulla base della mentalità imprenditoriale del nostro sistema economico e sociale. La vita personale, il matrimonio, la genitorialità tendono a essere improntati sul cosidetto “progetto di carriera”. Complice di questo è anche una società che ha plasmato una nuova mitologia e ha allontanato sempre più l’uomo dal suo ambiente vitale e culturale. Cito dal testo: “Oggigiorno i primi riti sono il diploma, la patente e il primo impiego, riti che preparano l’individuo a essere un produttore e non un riproduttore”.
Sebbene la situazione francese sia molto diversa da quella italiana, dove la disoccupazione giovanile è altissima e anche i più desiderosi di iniziare la loro vita insieme hanno difficoltà a concretizzare questo desiderio, l’intervista evidenzia alcuni punti di fragilità sociale – che accomuna tutto l’occidente – su cui è vitale iniziare a lavorare per poter garantire un futuro migliore ai giovani.

Cliccando qui è possibile leggere l’intervista.

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