Mamme si diventa #7 Battesimo e dintorni

Questo è forse uno degli argomenti più delicati per i neogenitori. Il Battesimo rappresenta un atto pubblico in cui la nuova famiglia chiede l’ingresso del proprio bambino all’interno della comunità dei credenti. In linea generale, dovrebbe essere un momento di gioia e di condivisione; tuttavia, capita che si vengano a creare una marea di problemi, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione dell’evento. Vediamo insieme alcuni argomenti che rischiano di trasformarlo in un inferno…

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La parrocchia: la tua, la mia o la nostra? La chiesa dove battezzare il proprio figlio dovrebbe essere quella di riferimento, cioè la parrocchia. Però, se avete alle spalle una bella storia parrocchiale e vi siete trasferiti in un altro quartiere, è possibile che uno dei due o entrambi vogliate battezzare il bambino nella vostra ex-parrocchia. Non c’è una regola da seguire pedissequamente. Ci sono genitori che, volendo a ogni costo un sacerdote specifico, organizzano il battesimo anche in chiese che non c’entrano nulla con la loro storia di fede. La cosa importante è che vi ricordiate che la parrocchia dove battezzerete vostro figlio sarà quella dove verrà registrato.

Il vestito. Per molti di voi non costituirà un motivo di discussione, ma in alcune famiglie si tramandano da generazioni vestitini appartenuti alla nonna del trisnonno. Cosa fare se uno di voi due non vuole farlo indossare al bambino? Se l’imposizione è solo da parte di una coppia di nonni, mentre i genitori sono d’accordo nel non volerglielo fare indossare, la soluzione è facile: cari mamma e papà, trovate il coraggio di dirlo apertamente. Siete voi i genitori e avete tutto il diritto di vestire vostro figlio come vi pare e piace. Se, invece, non siete portati alla discussione e volete trovare un compromesso, potete fare come ha fatto una mia amica: mettete il vestitino “della tradizione” per fare le foto o per la cerimonia. Se, invece, è uno di voi due a voler far indossare l’abitino, mentre l’altro non è molto d’accordo, cercate di parlarne. Spiegate i vostri motivi e ascoltate quelli dell’altro. Se nessuno dei due vuole cedere di un millimetro, cercate di arrivare almeno a un compromesso. Sappiate che prima o poi il bambino crescerà e vedrà quelle foto. Cosa dirà quando si vedrà vestito come un Baby George?

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Padrino e madrina. Anche qui, la questione si fa spinosa quando si mettono in mezzo le famiglie. Riguardo alla scelta, come anche per quella dei testimoni al momento delle nozze, esistono due scuole di pensiero differenti. La prima vuole che si scelgano parenti o amici molto stretti pur non essendo magari tipi religiosi. La seconda scuola preferisce scegliere persone che si ritengono spiritualmente valide per il compito che stanno prendendo. Personalmente, trovo importantissimo il ruolo del padrino e della madrina, quindi propendo per la seconda opzione. Con questo non voglio dire che la cugina o il fratello o chicchessia non siano spiritualmente validi per fare i padrini! Credo che un buon punto da cui partire per scegliere il padrino e la madrina sia chiedersi: qual è il significato di questo ruolo? E che significato voglio che abbia nella vita di mio figlio?

Chi invitare? Anche su questo punto ci sono differenti scuole di pensiero. C’è chi preferisce fare una cerimonia raccolta, chi invece vuole che anche il meccanico con cui avete scambiato giusto quattro parole sia presente. La regola è sempre la stessa: cercate un buon compromesso con il vostro partner. Il Battesimo non è un matrimonio, quindi potete invitare più persone senza rischiare di andare in bancarotta. L’essenziale è vivere fino in fondo quest’importante momento della vita di vostro figlio. Perciò, se ci tenete a condividerlo con più persone possibili, non badate a restrizioni.

Dresscode. Ma come… è un battesimo e c’è un dresscode? Nì. Non siamo ai livelli dei matrimoni, però non vi potete neanche presentare come se andaste alla sagra della frittella (con tutto il rispetto per le frittelle). Cercate di far capire agli invitati che la cerimonia si svolgerà in una chiesa. Ergo, NO a minigonne, bermuda, ciabatte, schiene scoperte, decolleté in vista e chi più ne ha più ne metta. Non penso che Gesù si offenda per un paio di gambe scoperte, ma io sì e se i miei invitati si presentano come se dovessero andare a fare l’aperitivo in spiaggia, li spedisco a raccogliere fragole in Lapponia. Tanto per intenderci: jeans e polo/camicia ok; havaianas NO (o, meglio, ti-uccido-solo-se-ci-provi). Se organizzate, ditelo; se siete invitati, capitelo. Genitori, non sentitevi a disagio a dire “vedi di regolarti” al vostro amico del liceo che mette solo magliette di Marylin Manson da quando ha sedici anni. Qui non si tratta di impedire la libera espressione, ma di ricordare che ci sono contesti e contesti. A volte queste nozioni basilari sfuggono…

Le foto. I ricordi sono i gioielli più preziosi nella vita di un uomo. Ti rammentano ciò che sei stato e quello che hai provato. Quindi, anche in un’occasione del genere le fotografie sono (quasi) d’obbligo. Potete affidarvi a un professionista, oppure portare la vostra macchinetta. Il solo consiglio che mi sento di darvi è di non passare la giornata a scattare foto. Cercate di delegare il compito a un invitato, altrimenti rischiate di non vivere appieno il momento.

No alcol. Se non organizzate il classico pranzo o la classica cena tra intimi, ma avete pensato a un rinfresco per tutti gli invitati, vi sconsiglio vivamente di servire alcolici. Questo per ragioni mooolto pratiche: 1) se fate la festa nei locali parrocchiali, sicuramente non ci sarà un frigo e il vino o la birra caldi fanno schifo forse più degli invitati con le havaianas; 2) sebbene ai matrimoni gli ospiti alticci siano simpatici, non lo sono ai battesimi.

Il rito. “Sono un genitore che vuole battezzare il figlio, ma non frequento molto la chiesa”. Mmmh, ok. Ci sono persone che non vanno tutte le domeniche a messa, eppure reputano importante che il figlio venga battezzato. Per far fronte a questa esigenza, i parroci organizzano mini-corsi che introducono i genitori e i padrini a questo sacramento. A cosa serve? Per esempio, a evitare che durante il rito alla domanda “cosa chiedete per vostro figlio?” i genitori sappiano rispondere correttamente (= “il battesimo”) e non cose a caso tipo “la felicità”. Detta così sembra una battuta, ma è capitato! Un po’ come quando mia mamma ha cercato di accendere il cero battesimale con l’accendino per le sigarette… stendiamo un velo pietoso!

E voi cosa ne pensate? Quali sono le situazioni che non vorreste mai vivere durante la preparazione di un battesimo?

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Alla prossima 😉

 

9 tipi che incontrerai a ogni matrimonio

Quale migliore occasione per rientrare dalle vacanze se non un matrimonio?
Ai matrimoni sono tutti felici, dovrebbe essere il giorno più bello della vita di due persone, perciò si beve, si festeggia, si danza e si sta in compagnia. A queste occasioni partecipa una gamma eterogenea di individui che mette in risalto la policromia del genere umano. Tra queste, vi sono alcune persone che rappresentano i must di ogni matrimonio che si rispetti. Questa settimana io e m. siamo andati a un matrimonio e abbiamo stilato la lista delle 9 specie di animali da cerimonie più comuni.

1. La migliore amica della sposa. A volte possono essere anche più d’una. La/le riconosci perché in questo giorno sono raggianti, si aggirano come pulcini intorno alla sposa e cercano di farla stare più a suo agio possibile. Sono lì se ha bisogno di aiuto, in Chiesa si beccano le occhiatacce del prete perché mentre celebra sistemano il velo della sposa alzandosi ogni 10 minuti, aiutano la protagonista della festa a fare pipì (avete mai provato ad andare al bagno con un abito da sposa? Dovrebbero renderlo uno sport olimpico). In quel giorno si trasformano in veri e propri angeli custodi ed è così che appaiono a tutti.

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2. Il miglior amico dello sposo. Solitamente è anche il testimone. Trasuda contentezza e sicurezza da tutti i pori. In realtà, prima della cerimonia è più teso dello sposo. Al momento delle firme farà la classica battuta “Sposo, sei sicuro? Posso anche non firmare…”, ma sotto sotto adora la moglie del suo migliore amico e darebbe la vita per vederli felici. Scorrono fiumi di alcol ed è lui che li versa (e li beve).

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3. Il dandy. Esistono due tipi di dandy: quello che appartiene al lato chiaro della forza e quello che invece fa parte del lato oscuro. Il dandy-jedi (lato chiaro, per i non addetti) è il tipo più originale della festa. Indossa un capo d’abbigliamento particolare, si presenta come sagace e spiritoso. Può non piacere a tutti, ma il suo modo di fare e la sua eleganza vi conquisteranno quasi sicuramente. Il dandy-sith (lato oscuro, ahimè) è il classico invitato che si sente diverso dagli altri e fa di tutto per sottolinearlo. Trasuda stile come il dandy-jedi, senza però avere la stessa signorilità. Non si sa bene chi lo abbia invitato, sta di fatto che spesso c’è.

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4. Quello che non ride mai. Non lo fa apposta, ma è l’incubo di tutti i wedding book maker. Bisogna inserirlo nel fotolibro dei ricordi, ma non c’è una dannata foto in cui venga sorridente. Non si capisce se è un problema di tempistica dello scatto o se il pessimismo cosmico leopardiano lo colga soltanto al momento del clic. Lui si sforza sul serio, ce la mette tutta! Quando viene urlato “Cheese!!!”, si sentono i muscoli della mascella contrarsi sotto lo sforzo erculeo di sfoderare un sorriso… eppure nessuno l’ha mai immortalato mentre ride. Forza soprannaturale? Mistero arcano? I complottisti sostengono che sia colpa delle scie chimiche.

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5. I genitori con bambini. Sono quelli a cui andrebbe dato un trofeo. Li vedi passare la maggior parte del matrimonio a correre da una parte all’altra cercando di trattenere ragazzini urlanti. Dicono che si sopravvive a questa fase… sta di fatto che molti single preferirebbero votarsi all’autoestinzione pur di non trovarsi nella stessa situazione.

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6. La Venere di Milo. E’ la versione femminile del dark-dandy. Non è un’amica della sposa, perché difficilmente questa ragazza ha amiche. Ha l’ego di Belen Rodriguez senza avere la simpatia di Michelle Hunziker. Può capitare che questa soggetta si vesta di bianco o di un colore talmente chiaro da essere al limite dell’esagerazione. Questo accade perché non crede di partecipare a un matrimonio, non gliene frega nulla che sia il giorno più importante della sposa, lei è a un evento sociale, quindi DEVE essere la più figa. Probabilmente non si accorge di essere imbarazzante come solo una cliente di Enzo Miccio a “ma come ti vesti?” può esserlo. A loro discolpa si può solo dire che nessuno gli ha mai fatto notare che non sono le sole Jane in un mondo fatto di Tarzanesse.

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7. Gli scatenati. Sono l’anima della festa. Spesso sono in coppia, altre volte si muovono da soli. Appena parte la musica si gettano sulla pista e iniziano a scatenarsi come danzatori voodoo. Fanno un grande servizio agli sposi e agli invitati perché rompono l’imbarazzo del primo ballo e danno inizio ai divertimenti. Sono immancabili e preziosissimi.

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8. Il socialnetworkaro. “Guarda, sta entrando la sposa!” “Sì, sì, lo vedo dal telefono”. Non importa se la sposa ha assunto due fotografi, un videomaker, la troupe cinematografica di Peter Jackson, ci sarà sempre il social-dipendente che posterà in diretta facebook l’entrata della sposa in chiesa e che passerà l’intera serata a scattarsi selfie con gli invitati. Il socialnetworkaro ingorga le sue pagine di foto della festa come se si trovasse al matrimonio dei Ferragnez. Ha un lato positivo incontrovertibile: il giorno dopo sarà l’unico a mandare un reportage completo agli sposi, che altrimenti dovranno aspettare almeno un paio di mesi per vedersi insieme al momento del sì.

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9. Sulla stessa scia del precedente, si distingue il fotografo amatoriale che, munito della sua Nikon pagata un botto di soldi, si divertirà a immortalare l’evento. Il difetto di questo personaggio è che viene scambiato spesso per il fotografo ufficiale, perciò nelle foto di gruppo molti guarderanno nella sua direzione piuttosto che in quella corretta. Il risultato, dunque, non è sempre ottimale, ma qualche scatto originale del fotografo amatoriale conquisterà gli sposi.

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La lista finisce qui. Avremmo potuto inserire il numero 10, ma ognuno di voi avrà sicuramente un tipo da matrimonio da aggiungere per completare il party.

Alla prossima! 😉

Elogio del regalo sgradito

Ph. by AdWeek

Come tutti gli anni, anche quest’anno sarà capitato a ciascuno di noi di ricevere regali che non ci sono proprio piaciuti. Lì, di fronte a quel pacchetto incartato con gli accessori di Tiger o con qualche carta eccessivamente colorata e pescata chissà dove dal cassetto della nonna, abbiamo scartato e ci siamo trovati in mano quell’oggetto che ha suscitato subito in noi la domanda… “ma perchè a me?”. Sì, perchè non hai proprio idea di come quel regalo sia stato partorito dalla mente di quel tuo amico, di quella tua lontana zia o, peggio, di qualcuno ancora più vicino e intimo. Quest’anno, come tutti gli anni, anche io ho scartato il mio “regalo-ma-perchè-a-me?” e, al contrario di quello che faccio tutti gli anni, stavolta ho cercato di trarne qualche aspetto positivo.

Perché questi regali ci fanno così arrabbiare? Innanzitutto dobbiamo cominciare a chiederci perché quel regalo non ci è piaciuto. Il primo atteggiamento responsabile della delusione è l’aspettativa. Forse ti aspettavi qualcosa di più di ciò che hai appena scartato? Oppure semplicemente speravi in qualcosa di diverso? Non c’è nulla da fare, se sei una persona che ama speculare con la mente sui regali che si riceveranno, corri il rischio – assicurato – di restare delusa da almeno uno di quelli ricevuti. Un altro atteggiamento può essere il perfezionismo: il perfezionista è un grande nello scegliere i regali, ma rappresenta il peggior incubo per chi i regali deve farli. Hai presente quella persona che inizia a cercare i regali di Natale a Novembre e riflette per giorni e giorni su che regalo fare a qualsiasi persona per essere certo di conquistare il podio del gradimento? Ecco, se sei uno di questi, cioè un perfezionista, i tuoi regali possono anche essere semplici e poco costosi, ma sono sempre qualcosa che piace o di cui ha bisogno la persona che li riceve. Il problema di questa categoria di persone è che vengono quasi sempre delusi dai regali che ricevono, perché il 93% della popolazione mondiale non ha il suo stesso grado di empatia e di saggezza nello scegliere i pensieri da corrispondere. Un altro motivo per cui si può restare perplessi di fronte a un regalo sgradito è che, effettivamente, quel regalo non è per nulla azzeccato. Alcuni esempi autobiografici e dei più tristi: pantaloni zebrati rosa taglia L (indosso quasi sempre colori scuri e porto una S); cd di Gigi D’Alessio (il mio panorama musicale spazia dai cartoni Disney al metal, ma non è mai passato per i cantanti neomelodici campani); orologio da maschio con il teschio di un gatto disegnato sopra (oltre al fatto che era orrendo, chi me l’ha regalato mi ha poi confessato di non essersi neanche accorto che fosse per uomo); per non parlare dei saponi – gli evergreen dei regali sgraditi – (chi li regala di solito non si rende conto che 1) sembra un sottile invito a lavarsi, 2) i saponi, quelli buoni, costicchiano abbastanza, quindi è meglio ripiegare su un rossetto o una penna carina piuttosto che regalare un sapone economico e di qualità scadente). La lista è lunga e potrei fare un elenco altrettanto lungo con i tristi regali che ha ricevuto negli anni passati mio marito, ma si è capito il senso e ed è meglio se mi fermo qui…

Cambiamo il punto di vista. Fino a ora, abbiamo osservato la situazione dal punto di vista di chi è rimasto scottato da quello che ha trovato sotto l’albero. Pieno d’aspettative, perfezionista, o semplice vittima, ognuno di noi si è chiesto almeno una volta nella vita “ma perché a me?”. Adesso, però, fermiamoci ad analizzare non tanto il regalo ma le circostanze in cui quel regalo è finito tra le nostre mani. Spesso mi capita di essere talmente presa dalla mia smania di perfezionismo (ebbene sì, io sono una delle perfezioniste di cui sopra), che mi dimentico una cosa importantissima: ricevere un regalo non è mai scontato. Che sia stato un semplice regalo riciclato, oppure comprato in quattro e quattr’otto, oppure che sia stato speso un pomeriggio a sceglierlo, quel regalo sgradito è giunto tra le nostre mani perché qualcuno ha pensato a noi. E, in questo caso è giusto dirlo, è proprio il pensiero che conta. Sciocco, economico, o semplice che sia, quel regalo è il frutto di almeno un momento di riflessione in cui quella persona si è detta “fammi pensare a un regalo per…”. Anche se nel tuo giro di amici o parenti è ormai una consuetudine scambiarsi dei regalini per Natale, non sottovalutare mai l’ordinaria azione di fare e ricevere un regalo. Mi ricordo che, diversi anni fa, ero molto amica di un ragazzo e per Natale gli avevo comprato un libro che sapevo gli sarebbe piaciuto. In macchina, poco prima di salutarci, stavo per darglielo quando lui mi ha detto: “ah, senti, io non ti ho comprato nulla per Natale. Siamo adulti, no? Queste cavolate non servono fra noi…”. Con il sangue congelato nelle vene, sorridendo ho annuito e sono scesa. A distanza di anni sono convinta di aver sbagliato, avrei dovuto dirgli che nei rapporti sono proprio quelle cavolate a farci capire che si tiene l’uno all’altro. Ma almeno quel libro ce l’ho ancora ed è proprio un bel libro. Peggio per lui!

Perché non ci dovrebbero fare così arrabbiare questi regali? Va bene, abbiamo detto che è il pensiero quello che conta, ma se il regalo ci fa schifo, che ci possiamo fare? Un regalo non è mai dovuto, ma quando arriva significa che qualcuno vuole comunicarci qualcosa. E come accade nella stragrande maggioranza dei rapporti interpersonali, anche con i regali alla base c’è quasi sempre un problema di comunicazione. A volte il problema può essere proprio del comunicante: se il perfezionista è quello che per fare i regali indossa “le lenti” con cui chi lo riceve vede il mondo, c’è anche chi quando fa i regali parte dai suoi gusti personali. Il lato negativo di questo approccio è che di solito il regalo piace più a chi l’ha fatto che a chi l’ha ricevuto. Ma il lato positivo è che in quel regalo è racchiuso un pezzo della persona da cui l’hai ricevuto. E se quella persona è importante per te, questo è un buon modo per cominciare ad apprezzare ciò che hai ricevuto. Questa situazione capita spesso nei rapporti tra uomo e donna e la soluzione ideale, a mio avviso, non è quella di cambiare il regalo ma di scoprire che cosa in esso ci parla dell’altro. A volte il problema è di tipo economico: quando riceviamo una sciocchezza che per di più è anche brutta, viene spontaneo chiedersi “perché buttare questi 5€? Poteva risparmiarseli, faceva una figura migliore e io non mi ritrovavo con quest’impiccio”. E’ vero, questi regali sono spesso inutili, brutti e alquanto tristi, ma ci siamo mai chiesti se chi li ha fatti poteva permettersi qualcosa di più? Magari per problemi economici, magari perché ha semplicemente previsto un budget più basso per evitare spese di troppo, resta il fatto che nonostante tutto con quei 5€ ha cercato di fare un pensiero forse divertente, anche se inutile, e l’ha regalato proprio a te e non a qualcun altro. Invece di dire che non ha soldi oppure che si è troppo adulti per un regalino di Natale, ha tentato seppur fallendo di omaggiarti con una cosa gradita.

Un’occasione per dialogare. Da non sottovalutare, inoltre, l’occasione che i regali sgraditi possono rappresentare. Magari con una battuta, magari con una frase un po’ più seria (ma mai polemica, per carità!), si può provare a intavolare un discorso a riguardo. Provare a capire perché si è ricevuto un regalo come quello oppure spiegare il motivo per cui non lo abbiamo apprezzato può essere un buon modo per crescere reciprocamente e far crescere una relazione o un’amicizia. A me è capitata proprio una situazione del genere e (non ci crederete!), dopo un lungo e altalenante dialogo, sono riuscita ad apprezzare un regalo che, senza interpellare l’altra parte, non avrei neanche capito. Scordiamoci quell’assurdo detto “a caval donato non si guarda in bocca”: non solo bisogna guardare, ma bisogna anche domandare e capire perché ci viene regalato quel benedetto cavallo! Chissà che magari non troviamo un buon motivo per rivalutarlo.

Se proprio non ci piacciono. E se proprio non ne volete sapere di tenerlo, quel regalo può rappresentare comunque un’occasione da non perdere. Se ci pensate, infatti, i regali di Natale sono come gli avvenimenti che capitano nella vita. Quando si presentano, non tutti sono di nostro gradimento, forse perché ci aspettavamo qualcosa di diverso o pensavamo di meritarci di più oppure proprio non sembrano fare per noi. Eppure, questi avvenimenti sgraditi per noi possono essere delle occasioni per altre persone a noi vicine e di cui noi possiamo essere il tramite. Così, quindi, si dovrebbe pensare ai regali. Prova a riflettere su ciò che ti è stato regalato e non ti è piaciuto. Può servire a qualcuno che conosci? Può addirittura piacere a qualcuno che conosci? Ti viene in mente qualcuno che apprezzerà più di te la presunta comicità di quel regalo che ti hanno fatto credendo che tu ti saresti sbellicata dalle risate? Forse sì. Forse quel regalo è quasi capitato a fagiolo. E se per caso a quella persona che ti viene in mente hai già fatto un regalo, che importa? Fagliene uno in più. Lei o lui di certo non si lamenterà.

Questo è un sunto dei pensieri che mi sono frullati in testa durante il periodo natalizio. Voi cosa ne pensate? Quali regali sgraditi avete ricevuto quest’anno? Siete riusciti a farvene una ragione o siete ancora arrabbiati? Condividete la vostra esperienza con un commento. 🙂

P.S. Tutto ciò di cui ho parlato in questo articolo è stato direttamente esperito da me o da qualcuno a me vicino, perciò se volete ulteriori delucidazioni o esempi concreti basta chiedere. 😉